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Fondazione La Porta, Molte fedi, Comune e Acli organizzano una serie di incontri. All’ex Ateneo una mostra e un video degli studenti dell’Istituto Pesenti

in Contesti. Città, territori, progetti Publication date 2017
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Town planners and social scientists have an intellectual duty to study the emergency sites crossed by a transversal human- itarian crisis. Extreme situations are a unique opportunity to observe the phenomena under construction. In the following pages there is an attempt to answer, which arises from a particular occasion that has allowed to address on the ground issues that have long been under discussion among researchers. The double challenge of the crisis and the tools to face it was in fact addressed on the island of Lampedusa during a workshop organized by the Cycle d’Urbanisme of the École Urbaine Sciences- Po of Paris in May 2016. The observation of the territory allowed to face on the spot broadly global issues, such as the impact of migratory flows in relation to supporting the economy, and the development of the territory in relation to the preservation of the landscape. The report that came out was discussed at an international conference, also in Lampedusa, which saw the mayors of some shelter cities reunited.

in Ardeth, Architectural Design Theory, A magazine on the power of the project Publication date 2019-04
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This article conceives an urban project as a mechanism that traces rights on the ground. First, and most relevantly, a project separates public and private land and defines what can be built. At another level, design decisions involve a broad range of permissions and obligations. Thus, urban projects act as a form of regulation, like planning, albeit a specific form with its own rules and limits. The paper explores a two-step process. First, in the policy phase, some regulatory decision-making is delegated to design. Then, design challenges the value assumptions underlying decision-makers’ actions. ‘Regulation by design’ arranges material objects in space and activates those spatial mechanisms.

in Mélanges de l'école française de Rome. Italie et Méditerranée Publication date 2013
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La rappresentazione del paesaggio in Italia ha un percorso e caratteri specifici, che rispecchiano tre elementi; il carattere particolare della variegata geografia della penisola; il debole sentimento civico e lealtà nazionale, che congiunge una straordinaria capacità inclusiva con il perenne rischio di implosione; l’elaborazione risorgimentale dell’idea di nazione attraverso un approccio fortemente letterario, astratto e idealista (poco visuale, poco legato alle pratiche). La letteratura d’Italia racconta del giardino d’Europa rovinato dagli invasori, portati da cieche vicende storiche. Una delle conseguenze di questa attenzione – nel lungo periodo – è la cura dedicata dalla legislazione italiana alla protezione dei beni culturali. Politica e diritto si sono variamente occupate delle questioni relative ai beni culturali e al paesaggio in tutto la storia unitaria del paese. Nel corso del ‘900, in particolare, e attraverso vari e successivi regimi, un forte dibattito culturale conduce in lenta evoluzione e successive modifiche al riconoscimento del paesaggio e del patrimonio ‘della Nazione’ e, attraverso un accidentato percorso, all’inserimento del paesaggio nella Costituzione repubblicana . Ma il rapporto tra una nazione e il suo territorio non si limita a quanto riconosciuto dalle disposizioni giuridiche. Nella costituzione materiale del paese, dove a differenza di quella scritta pesano i comportamenti dinamici dei gruppi e classi sociali, il paesaggio non è tanto ‘riconosciuto’ nel contesto dello sviluppo culturale, ma iscritto in pratiche d’uso finalizzate alla valorizzazione diretta, a volte orientate alla produzione a volte retta da finalità più complesse. Una delle caratteristiche della costituzione materiale del territorio (e di riflesso del paesaggio) è, come in altri settori, il prevalere delle ragioni locali e informali, di quanto si raccoglie di solito sotto l’etico di irrazionale e perverso. Elusioni, collusioni, controdipendenze e minimalismo incrementale costituiscono spesso la sostanza dell’atteggiamento culturale nei confronti del territorio; salvo garantire un’autonomia estetizzante ai paesaggio turistici. Da un lato cioè il territorio viene incorporato nelle strategie patrimoniali a breve-medio periodo delle famiglie; dall’altro, se ne congelano alcune parti – città e borghi storici ecc. – per una fruizione più commerciale che estetizzante. Questa dura contrapposizione è spesso ripresa dalla critica della cultura alta, che riprende i temi risorgimentali del paesaggio fonte dell’identità culturale d’Italia. Il dubbio però è che questa contrapposizione non vada al fondo della questione, e ripeta solo il mito costitutivo delle elite peraltro ormai al margine dei circuiti di potere. Il mezzo per produrre lealtà e solidarietà civica consiste nel riconoscere “comuni radici storiche, matrici etnoculturali, e […] buone ragioni attuali per mantenerle” . In questo intervento ci si interroga dunque sulla convivenza tra una retorica consistentemente presente nella cultura alta del paese che insiste, a volte allo spasimo, sulla qualità del territorio italiano; e una pratica non lungimirante di uso del suolo che porta tanto frequentemente alla dilapidazione del paesaggio da far dubitare perfino dei fini utilitaristici. Anzi, lo spreco privo di cautele ha assunto sovente un carattere ostentato e provocatorio, che ha sollevato più volte dubbi sulla insensibilità, il cattivo gusto, o la cruda maligna intenzione distruttiva, delle classi popolari e dei nuovi ceti proprietari. Priva di sintesi centrale, molto elastico, il costrutto risorgimentale che celebra valore e virtù del paesaggio italiano riesce ad accomodare paesaggi, legittimità e aspirazioni diverse ma rimane rovesciato sulla testa. Proietta l’ideale di un’Italia che non è mai esistita, non dialoga con quella che si intravede sotto la crosta superficiale. Da un lato, si ripete il mito del primato culturale degli italiani; dall’altra, si censura una realtà quotidiana disordinata e irrazionale. Insomma, sia la realtà che la costruzione simbolica dei paesaggi sono fragili e a rischio, così come fragile e a rischio sono la realtà e il costrutto simbolico della nazione. La domanda è se quanto abbiamo ereditato dal passato possa ancora costituire uno dei materiali fondativi dell’essere nazione.

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First lines: The collection of studies published by Routledge (PMJ17) and the special section of the RSA journal Territory, Politics, Governance (PMJ16), both edited by Pinson and Morel Journel, jointly aim to analyse how the scientific literature on cities has dealt with neoliberalism and the neoliberalisation process. On one side, neoliberal urbanism is an epochal turning point, a new model for cities’ development. The global urbanism of new cities in emergent countries – like Masdar, Songdo, Gurgaon (Sidewalk Toronto as a proxy) – is seemingly its herald. The spreading mantra of entrepreneurialism, competitiveness and smartness seems tangibly embodied by these new models.

in COGITO, la lettre de la recherche à Sciences Po Publication date 2017-10
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Marco Cremaschi, enseignant-chercheur attaché au Centre d’études européennes, consacre ses recherches à l’urbanisme et aux politiques urbaines. Il se concentre en particulier sur le changement urbain et l’urbanité. En s'appuyant sur les exemples de Rome, Buenos Aires et Calcutta, il met ici en exergue les tensions entre les deux directions principales du développement urbain actuel : l'éclatement et l'intégration. Un angle d'analyse qui vient renouveler les études urbaines qui, selon lui, sont trop envahies par les mythes de la mixité et de la diversité.

in Symbolic Universes in Time of (Post)Crisis. The Future of European Societies Sous la direction de SALVATORE Sergio, FINI Viviana, MANNARINI Terri, VALSINER Jaan, VELTRI Giuseppe Alessandro Publication date 2019-08
BATTAGLIA Fiorella
AVDI Evrinomy
MANNARINI Terri
SALVATORE Sergio
GUGLIEMO Forges Davanzati
FINI Viviana
KADIANAKI Irini
KRASTEVA Anna
KULLASEPP Katrin
MATSOPOULOS Anastassios
MØLHOLM Martin
REDD Rozlyn
ROCHIRA Alessia
RUSSO Federico
SAMMUT Gordon
SANTARPIA Alfonso
VALMORBIDA Antonella
VELTRI Giuseppe Alessandro
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First lines: In recent years, elections in EU countries have been generally regarded as moments of truth for European institutions. The 2018 electoral results in Italy and Slovenia disproved the idea that pro-EU stances were back in the foreground, as Emmanuel Macron’s and Mark Rutte’s 2017 victories in France and the Netherlands respectively had previously suggested. Euroscepticism is anything but defeated: sovereign claims are part of the political offer of populist and far-right parties all over Europe.

in Symbolic Universes in Time of (Post)Crisis. The Future of European Societies Sous la direction de SALVATORE Sergio, FINI Viviana, MANNARINI Terri, VALSINER Jaan, VELTRI Giuseppe Alessandro Publication date 2019-08
ANDRIOLA Viviana
BEEN Wike
FINI Viviana
MATSOPOULOS Anastassios
SALVATORE Sergio
WILLET Joanie
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First lines: The approach to cultural universes has a long tradition in policy science, among many other approaches. The design of policies often delves into the cultural dimension of groups of users. However, the link between policy-making and cultural universes is not direct. Sense making is by definition a nonlinear output of action. In contrast, approaching policy-making from the Re.Cri.Re. standpoint leads to a strongly cautionary attitude towards the ambition of most policies.

in Planum. The Journal of Urbanism Publication date 2018-04
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The new course of Urbanistica has asked for a comment on the next Urban Agenda, precisely as international agencies are repeatedly proclaiming that the twenty-first century will be marked by the triumph of the city. Yet this triumph must be addressed cautiously. Cities have become a worldwide phenomenon, a belief shared by a few European Commission papers that place it at the core of the development strategies of the old continent. While the ‘return’ of the city has been celebrated for some time now, it is clear that European cities never really ‘went’ away. Moreover, they are rather dissimilar from those triumphing in the rest of the world. Why insist upon cities then? Why re-ignite expectations that were raised a long time ago, that fell through after a few disappointments and delays? In doing this do we not risk, feeding the “fog of amiable generalities”2, so common when debating about the city? This paper will offer an analysis of the urban dominant narrative, highlighting some of its weaknesses. It also seeks to assess the claim of the urban century from an Italian perspective, combining analytical and normative arguments for this purpose. In the following pages, some well-known yet unresolved issues will be discussed. These include: a) the peculiar institutional and geopolitical position of Europe; b) the configuration of the Italian settlements, and the features of an emergent urban question; c) the lost opportunity of the post-industrial transition and the still immature forms of property development. The conclusion considers the priorities of an urban agenda in Italy. Italy needs to identify the path of development that cities will follow, which will enable them to challenge and exploit the global economy to their benefit. In the pursuit of this goal, the specific characteristics of Italian cities must be kept in mind.

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